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02 ottobre 2009

Psicopatia, comportamento antisociale e deficit nel riconoscimento della paura e della tristezza

ConfortoScimmiaBambinoNel suo lavoro pionieristico finanziato dal National Institute of Mental Health, Marsh e colleghi hanno esplorato come gli individui emotivamente freddi e insensibili tendano a mostrare un deficit cognitivo specifico: vale a dire, sono particolarmente poveri nel riconoscere e nel rispondere normalmente a espressioni facciali di paura (una "normale" risposta sarebbe l’interruzione dell’aggressione nei confronti di una persona spaventata o l’offerta d’aiuto). Curiosamente, il problema di tali individui non è relativo alle espressioni del viso in generale, in quanto riescono a decifrare espressioni di disgusto, rabbia, felicità e così via (al contrario di quanto accade a persone autistiche, le quali hanno problemi con quasi tutte le espressioni facciali di emozione). Piuttosto, è solo l'espressione della paura (e, in misura minore, della tristezza) che le persone con diagnosi di disturbo antisociale non riescono a inquadrare correttamente. Ciò spiega le persistenti tendenze antisociali, vale a dire, "un comportamento che viola i diritti e il benessere degli altri o infrange importanti regole normative."

Tratto da: Il problema con gli psicopatici: la paura non è un deterrente.

29 settembre 2009

Cosa l’Intelligenza Emotiva NON è

Dell'intelligenza emotiva si affermano molte cose che in realtà con l’intelligenza emotiva hanno poco a che vedere. Gli articoli giornalistici hanno spesso equiparato l’intelligenza emotiva ad altri tratti della personalità. L'intelligenza emotiva, tuttavia, non è la gradevolezza e non è l’ottimismo. Non è la felicità. Non è la calma. Non è la motivazione. Queste qualità, anche se importanti, hanno poco a che fare con l'intelligenza, poco a che fare con le emozioni, e quasi nulla a che fare con la reale intelligenza emotiva. Anche alcuni psicologi hanno confuso l'intelligenza emotiva con tali qualità personali. John D. Mayer e colleghi hanno consigliato, in un recente articolo di American Psychologist:

... gruppi di tratti di personalità ampiamente studiati, comprendenti le motivazioni come la necessità di realizzazione, i concetti riferiti a sé come l'autocontrollo, i tratti emotivi come la felicità e gli stili sociali come l'assertività dovrebbero essere chiamati per quello che sono, piuttosto che essere mescolati in assortimenti a casaccio che poi vengono inclusi nell’intelligenza emotiva (p. 514).

Un altro equivoco diffuso circa l’intelligenza emotiva è che essa sia il miglior predittore di successo nella vita. EI non è certo il miglior fattore di predizione del successo nella vita - come è stato suggerito una volta sulla copertina della rivista TIME negli Stati Uniti. John D. Mayer e colleghi non hanno mai affermato una cosa del genere. Tale concezione sbagliata è nata tra il 1995 e il 1998 da una raffica di resoconti giornalistici basati su malintesi circa le scienze psicologiche.

Tratto da: What Emotional Intelligence Is Not